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UNA YURTA IN MAREMMA

Una yurta – tenda di sei metri dei nomadi mongoli – è quest'anno punto di partenza e simbolo della trentesima edizione della Mostra Mercato dell'artigianato artistico e degli antichi mestieri di Sorano (da domani fino al 21 agosto).


12 Agosto 2010

Montata nella piazza principale (Piazza Busatti) del piccolo borgo medioevale maremmano, segna l'inizio di un percorso che – sondandosi tra vicoli, banchi all'aperto allestiti lungo tutto l'itinerario, vecchie cantine e botteghe riaperte per l'occasione e messe a disposizione degli artigiani- conduce fino alla parte alta del paese per concludersi al Cortilone, ex granaio monumentale e antica caserma degli Orsini. Oggi interessantissimo spazio espositivo – in genere ospita mostre d'arte – splendidamente ristrutturato con grande rispetto di spazi e struttura pre-esistenti. E proprio all'interno del Cortilone quest'anno per la prima volta saranno ospitati vecchi e nuovi maestri artigiani: con le loro creazioni rese visibili a tutti e il loro impegno, compreso quel desiderio di illustrare ai visitatori le fasi – il più delle volte lunghe, pazienti, precise, affascinanti – di lavorazioni che rischiano di perdersi nell'oblio di un mondo che predilige consumi veloci e di massa e che cancella vecchi saperi collettivi.

Ma il vero centro di quest'edizione della mostra sono i bambini. A loro com'è ormai tradizione, sono dedicati gli stand di apertura con i giochi di legno dipinto, i burattini, i giochi di abilità, gli aeroplanini di legno ad energia solare, la ludoteca e... i laboratori. E qui torna in gioco la yurta.

Sarà la tenda mongola a ospitare i laboratori durante la rassegna (feltro, semi di palma, cartapesta) e che, una volta chiusa la manifestazione di Sorano, dovrebbe diventare nomade e funzionare da laboratorio artistico itinerante per le scuole elementari e medie dei paesini del circondario.

La yurta, essendo una fedele riproduzione delle tende dei nomadi mongoli, si smonta e rimonta facilmente e velocemente, non avendo chiodi ne colle, ma essendo costituito solo da un gioco di incastri, nodi e corde. Bellisima nella sua <> estiva di cotone con una fascia di decori rosso scuro; suggestiva da immaginare con la copertura invernale in feltro colorato, con spessi tappeti di feltro per pavimento... Il tutto nato dal sogno vecchio di anni di Agnes, artigiana appassionata di feltro che è andata a scoprire i segreti di queste antiche lavorazioni in Mongolia e lì è stata ammaliata dal fascino delle yurte sparse un po' ovunque, a formare piccoli villaggi o isolate in luoghi impervi...

Sogno evidentemente contagioso che ha coinvolto due Marcelli. Marcello il falegname che ha materialmente – e artigianalmente – costruito assieme ad Agnes una struttura portante di incastri nodi e tanta passione (pochi, naturalmente, i fondi a disposizione). E Marcello Baraghini – direttore artistico da molti anni della Mostra di Sorano – mediatore fra sindaco, Pro loco, Camera di commercio di Grosseto, artigiani in gran quantità e artisti di strada di tutti i tipi, e da sempre a sua volta <> del libro e della parola, che questa tenda mongola in piena Maremma ha fortemente voluto.

E proprio Stampa Alternativa, casa editrice di cui Baraghini è di quarant'anni anima,mente,cuore e mani, farà uscire per l'occasione il libro – tradotto dall'inglese – su come costruirsi una yurta da soli (più di una generazione è cresciuta con i manuali più svariati di Stampa alternativa su come fare di tutto un po', oltre ovviamente su come essere <> tutto...).

Intorno alla tenda si muovono anche gli artisti di strada con esibizioni che vanno dalla alla musica popolare del sud, alla pizzica e la tarantella, senza dubbio, la musica popolare toscana.

Sugli artigiani, i veri protagonisti e anima della mostra di Sorano, c'è poco da dire; è già storia il fatto che la mostra ospita solamente artigiani veri, quelli che le cose le producono con le loro mani, mettendo in ballo creatività e passione. L'organizzazione ha bandito da anni chi le cose le importa, le cineserie e le produzioni di massa (anche per non creare una concorrenza sleale con gli artigiani e le loro antiche attività).

E questa scelta di <> alla lunga è stata vincente: ogni anno cresce il numero sia degli artigiani che chiedono di partecipare – nonostante la fatica di <> una decina di giorni per dodici, tredici ore, senza nessuna certezza di grandi guadagni e anzi con una crisi che si fa sentire ogni anno di più – sia l'affluenza di pubblico.

PAOLA CAPITANI

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